Antonio Bassolino, Afragola ti vomita

No, non è andato di volta il cervello anche a noi a causa del caldo eccessivo di questi giorni, accompagnato dall’umidità caratteristica del microclima afragolese. Non intendiamo neanche diffamare l’ex presidente della Regione Campania. È che leggiamo praticamente ovunque, tranne ovviamente che sulla stampa locale, che però per ovvie ragioni se la canta e se la suona da sola anche quando rende alla collettività un servigio di buon livello (segnaliamo in particolare Cogito, diretto dall’ottimo Antonio Iazzetta), che la stazione di Afragola è frutto della volontà di Antonio Bassolino, quindi vogliamo mettere le cose in chiaro. Lungi da noi parlar male dell’amatissimo ex cosiddetto governatore, ma ci pare doveroso passare in rassegna alcuni passaggi della sua vita politica tra quelli che ci paiono più indicativi dell’amore che nutre nei confronti della città che gli ha dato i natali (e solo quelli) e viceversa.
Nel 1965 il «compagno» Bassolino, rampollo di una famiglia della borghesia imprenditoriale afragolese, si iscrisse alla Federazione giovanile del Pci. Non ci è dato sapere dove; qualche vecchio compagno di partito riferisce, oggi, che ciò avvenne proprio ad Afragola, ma il diretto interessato sull’argomento mantiene il più stretto riserbo. La città non è neanche citata sul suo sito, ove non dichiara il luogo di nascita ma solo la data, nell’àmbito di una frase che induce il lettore a credere che sia più o meno sempre vissuto a Napoli. In realtà nel 1971, poco dopo essere stato eletto consigliere regionale, si trasferì in pianta stabile nella già bazzicata Avellino. Da allora ad Afragola non è pubblicamente più tornato, se non in un’unica occasione (vedi ultra), e ha anche acquisito un marcato accento irpino, che ancora contraddistingue la sua parlata malgrado gli almeno 24 anni trascorsi da quando si è trasferito nell’ex capitale.
Nel 1993 Bassolino fu candidato da una coalizione guidata dal Partito democratico della sinistra alle prime elezioni dirette del sindaco di Napoli: gli afragolesi lo tacciarono di tradimento e alcuni si misero a tifare apertamente per la sua avversaria Alessandra Mussolini (di cui audaci missini, se non proprio fascisti irredenti, esponevano gigantografie sui balconi di casa). Pochi mesi dopo, da sindaco di Napoli acclamato a furor di popolo, tuonò contro la stazione di Afragola, non diversamente da come oltre vent’anni dopo avrebbe fatto il suo successore Luigi de Magistris. All’epoca però la linea Ac/Av neanche esisteva e secondo lui per portare l’alta velocità a Napoli, unica cosa che contava (del fatto che tra Napoli e l’Appennino vivessero il doppio delle persone che nella stessa Napoli non sembrava interessare ancora a nessuno), si sarebbero dovuti costruire dei viadotti a Volla.
Ad Afragola, di contro, persone in grado di immaginare il futuro – capacità che necessita di una sensibilità che tra i giovani d’oggi scarseggia, probabilmente non per loro colpa – fiutarono la grande opportunità di sviluppo per l’intera cosiddetta area a nord di Napoli, cioè la bassa Liburia. Si attivò quindi un vasto movimento di promozione dell’opera, che propugnava la sua realizzazione e, soprattutto, che questa avvenisse su quello specifico territorio. Tale movimento annoverava prevalentemente esponenti del centro-sinistra post-comunista (Pds) e democristiano (Ppi), che, in una coalizione che comprendeva anche la sinistra antagonista (che ancora non si chiamava così) e gli ecologisti, determinò l’elezione del sindaco Pasquale Caccavale, docente presso la allora Seconda università di Napoli, che varò una giunta di alto profilo tecnico con vicesindaco, con delega alle infrastrutture e ai lavori pubblici, l’urbanista della Federico II Francesco Domenico Moccia. Furono loro, insieme con l’ingegnere Errico Forte, consigliere provinciale eletto nelle fila popolari (da candidato alla presidenza per una coalizione che comprendeva anche il Psdi), a battersi per primi, rischiando di essere cacciati dai rispettivi partiti visto che a Napoli avevano tutti i vertici contro (del resto Bassolino, con la percentuale bulgara di consensi di cui godeva, era in grado di fare il bello e il cattivo tempo anche sui vertici provinciali, e probabilmente non solo del suo partito). E insieme con loro una folta schiera di giovani entusiasti, capaci di sognare, sperare, immaginare ma soprattutto rimboccarsi le maniche e progettare.
Caccavale fu sfiduciato, ma l’impegno continuò con tutti quelli che gli sono succeduti  e con i parlamentari del territorio, compreso l’attuale sindaco Tuccillo: ed è un puro caso che il cerchio si richiuda con il centro-sinistra. Ai tempi di Caccavale il Pd non esisteva e Afragola costituiva, anzi, uno dei primi laboratorî in cui si sperimentavano alleanze tra ex comunisti e centristi, con una certa diffidenza dato che si consideravano ancora blocchi contrapposti: il prodiano «Ulivo», antesignano del Pd, sarebbe nato solo due anni più tardi nelle intenzioni e ancora un anno dopo ufficialmente. E poi ci sono stati Pina Castiello ed Enzo Nespoli, che certamente di sinistra non erano.
In quegli anni Afragola si catapultò in una dimensione nuova. Si ritrovò protagonista di dibattiti televisivi, mostre internazionali di architettura (non solo ferroviaria), insegnamenti accademici, tesi di laurea.
Nel 1997 la corsa a palazzo Ciaramella si concluse con la vittoria al primo turno di Roberto Caiazzo, sostenuto da una coalizione di centro-destra, con la schiacciante maggioranza del 54%, contro Luigi Bassolino, cugino di Antonio, che si fermò a poco più del 44: probabilmente anche tanto, considerato che doveva scontare proprio l’onta rappresentata dal suo cognome, come ebbe a spiegare a Porta a porta un nient’affatto sorpreso Gennaro Salzano, all’epoca giovane politologo che negli anni si sarebbe guadagnato incarichi di docenza in diversi atenei campani, a un esterrefatto Bruno Vespa: la redazione del talk show, senza informarsi minimamente sulla reale situazione, aveva organizzato un collegamento da Afragola quale città simbolo delle elezioni amministrative in Campania in quanto, a dire del conduttore, feudo di Bassolino (per la cronaca, il primo partito fu Alleanza nazionale, con oltre 9500 voti. Seguirono Ppi con 5522, Pds con 4060 e Forza Italia con 3696. Ccd e Cdu insieme racimolarono 4847 voti e dunque le tre maggiori liste che rivendicavano l’eredità della vecchia Dc, in totale, quasi 10400. Fonti: Archivio elettorale, Ministero dell’interno, Istat). La presunzione è una brutta bestia e, se c’è un mestiere in cui non bisognerebbe mai dare le cose per scontate, quel mestiere è proprio il giornalismo. Ma si sa che i media italiani spesso e volentieri preferiscono veicolare preconcetti, rafforzare miti, raccontare ciò che la gente vuole sentirsi dire al fine di trovare conferma dei propri bias cognitivi. È la regola del mercato: si vende ciò che il consumatore è disposto a comperare, al prezzo che è disposto a pagare, a nulla rilevando la natura di analfabeta funzionale del consumatore medesimo (che forse in un sistema meritocratico sarebbe correlata al suo potere d’acquisto. In Italia non è certamente così).
In entrambe le tornate nelle quali Antonio Bassolino era candidato presidente della Regione, e nelle quali vinse a mani basse (anche se non riscuotendo lo stesso plebiscito che ne aveva fatto, a Napoli, il sindaco a elezione diretta più votato della storia: del resto, aveva inciso negativamente il suo abbandono della città nelle mani del vice appositamente designato, Riccardo Marone, al fine di andarre a occupare la poltrona di ministro del Lavoro, il che gli fece perdere parecchio consenso non solo a Napoli), ad Afragola, nonostante lo sforzo di presentarvisi per la campagna elettorale, perse. Anche in quel caso pesò, oltre al fatto che la componente di destra e quella di centro ad Afragola, che non ha una tradizione operaia (ma, semmai, una tradizione imprenditoriale e commerciale di cui all’epoca erano portatori gli stessi familiari più stretti di Bassolino), sono decisamente preponderanti rispetto a quella di sinistra, il cognome del candidato, che ad Afragola è tutt’altro che gradito. Per il comizio, la sezione cittadina del Partito non riuscì neanche a riempirgli la sala.
Quando ad Afragola furono realizzati la galleria Santa Chiara e i due sottopassi di via Arena, al di sotto di uno dei due spuntarono vari graffiti. Il primo recitava (sic) «A.BASSOLINO AFRAGOLA TI VOMITA». Supponiamo che tale scritta sia stata cancellata in occasione della visita del ministro Altero Matteoli del luglio 2010, quando l’amministratore delegato del gruppo Fs, Mauro Moretti, avviò i lavori in séguito all’aggiudicazione del secondo appalto: si trattava dell’inaugurazione del cantiere, anche se molti giornalisti la spacciano, oggi, per un’inaugurazione fittizia della stazione, nel patetico tentativo di dimostrare che è stata tale anche quella dello scorso 6 giugno. Purtroppo nessuno di noi scattò una foto di quella scritta, offensiva ma invero indicativa di un sentimento non sconosciuto in città rispetto a un personaggio politico che nell’immaginario partenopeo è l’espressione dell’afragolesità più autentica e che, al contrario, gli afragolesi non hanno mai percepito come un proprio rappresentante. Se qualcuno ne conserva una traccia, ivi compreso il writer che la realizzò (cui ovviamente garantiamo l’anonimato), lo invitiamo a contattarci.

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Dove si trova la stazione di Napoli Afragola

La stazione di Napoli Afragola si trova nel centro del territorio comunale di Afragola. Provenendo dal centro cittadino, la si incontra subito dopo il ponte autostradale di via Arena, che taglia in due il territorio comunale lungo l’asse nord-sud e che ha rappresentato per anni un forte limite allo sviluppo, per qualcuno, mentre per altri, piuttosto, una linea di separazione ideale tra la città e la campagna.
Sfatiamo un mito: la stazione non si trova nel bel mezzo di campi di grano, granoturco, barbabietole, radicchio, lattuga e nemmeno tabacco, canapa, cotone e lino (avessero certi giornalisti avuto almeno la decenza di informarsi sulle colture tradizionali del territorio), ma nell’immediata prossimità di tre edifici per civili abitazioni, uno misto (al piano inferiore ospita un ristorante e a quello superiore abitazioni) e un altro che ospita due attività commerciali (una carrozzeria e un’officina meccanica), in continuità con la parte est del centro abitato, di cui costituisce parte integrante.
L’impianto non è sito al confine con Casalnuovo di Napoli come si legge da qualche parte, in quanto è posto ai margini orientali dell’abitato ma nel centro del territorio comunale, che prosegue ancora per qualche chilometro lungo cui, prima di addentrarsi nei territori di altri comuni, si incontrano diversi insediamenti, di tipo abitativo e non, nonché la vasta area commerciale in località Marziasepe (la quale a sua volta confina con Acerra, non con Casalnuovo. L’equivoco è dato dal fatto che nelle sue vicinanze si trova una uscita dell’asse mediano che originariamente era posta al servizio di Casalnuovo, raggiungibile mediante una vecchia strada provinciale, e pertanto è così denominata).
L’accesso alla stazione dalle strade di grande comunicazione è stato previsto dal lato esterno al centro abitato: non avrebbe avuto senso evitare all’utenza l’ingresso nella città di Napoli costringendola tuttavia alla penetrazione nel cuore della città di Afragola, in cui le problematiche di congestionamento sono più o meno le stesse (considerato che la densità abitativa del centro consolidato è circa il doppio di quella di Napoli e che la zona di accesso alla stazione dal centro è già investita da problemi di viabilità perché funge da unico asse viario di collegamento tra la zona commerciale in località Cantariello, quella dell’Ikea, e la zona commerciale in località Marziasepe). Da qui deriva probabilmente l’erroneo convincimento, che più che altro è una suggestione, di trovarsi in una landa disabitata, ma in realtà basta superare il sottopasso autostradale (200  metri di distanza dall’accesso ovest della stazione) per rendersi conto che non è così e percorrere 500 metri per ritrovarsi nel bel mezzo della città.

Va detto, inoltre, che nessuna stazione è stata mai realizzata nel bel mezzo del centro abitato, nemmeno quelle di testa, ivi comprese quelle che oggi ci sembrano più centrali.
L’attuale stazione di Napoli centrale quando fu realizzata, cioè nel 1867 (per la precisione fu aperta al traffico il 7 maggio di quell’anno e completata due anni dopo; completata ovviamente si fa per dire, dato che negli anni è stata oggetto di innumerevoli lavori di consolidamento, ampliamento e ammodernamento: solo tra il 1954 e il 1960 il fabbricato viaggiatori fu demolito e ricostruito), come ci ha ricordato lo storico Domenico Corcione aveva alle spalle una zona malarica (per la cronaca, esiste ancora il Consorzio di bonifica delle paludi di Napoli e Volla) e di fronte il giardino della basilica di San Pietro ad Aram (espropriato per realizzare l’attuale piazza Garibaldi). Tutti gli edifici situati nel raggio di almeno un chilometro dall’impianto sono successivi all’edificazione della stazione, anche di un secolo: la struttura più antica è probabilmente il carcere di Poggioreale, inagurato nel 1914. La costruzione delle palazzine Ina casa del quartiere Vicarìa venne avviata nel 1945, mentre il Centro direzionale fu completato nel 1995.
La stazione di Milano centrale neanche si trova in una zona storicamente appartenuta alla città di Milano. Infatti nel 1904 vi fu una permuta di territorio tra Milano e l’allora comune di Greco Milanese (che comprendeva anche Pracentenearo, cioè Prato Centenario, Segnano, Segnanino, Gorla e Turro e venne aggregato a Milano, insieme con il comune di Niguarda, cheincludeva anche la Bicocca, nel 1923) e così il comune di Milano acquisì la porzione di territorio nella quale fu poi realizzato l’impianto.
La stazione di Bologna è situata lungo la cerchia dei viali di circumvallazione, di fronte a porta Galliera, lato esterno rispetto alla terza cinta muraria, che era stata abbattuta a inizio Novecento proprio per far spazio all’espansione della città. In realtà la zona del territorio comunale al di là delle mura è rimasta praticamente disabitata ancora sino al secondo dopoguerra, ad eccezione di isolate urbanizzazioni quali Bolognina, Corticella, Bertalìa, Casteldebole, Borgo Panigale, Rigosa e Lavino, che comunque costituivano
modesti insediamenti abitativi distinti e separati, nel caso di Lavino addirittura a cavallo tra più comuni (mentre Borgo Panigale costituiva un comune a sé, comprendente anche Casteldebole, aggregato a Bologna sotto il Fascismo), preesistenti rispetto all’abbattimento della cinta muraria.

Distanze tra la stazione e i principali centri abitati viciniori (calcolate considerando, ove possibile, l’uso di strade extraurbane principali e della rete autostradale)
Afragola(*) quartiere San Marco 1 km, centro storico 2 km, rione Salicelle 5 km
Casalnuovo 4 km
Acerra centro 6 km
Arpino 6 km
Caivano 6 km
Pomigliano d’Arco 7 km
Casoria 8 km
Frattamaggiore 8 km
Cancello 15 km
Aversa / Giugliano centro 18 km
Maddaloni
19 km
Marcianise centro 19 km
Polvica / Cis Nola 20 km
Nola 22 km
Caserta 24 km
* L’impianto tecnicamente è in centro abitato.

Punti di interesse
Chiesa di Santa Maria la nova
 3.5 km
Città di Afragola (palazzo Ciaramella) 4 km
Castello angioino 4 km
Santuario dei Sacri Cuori 4 km
Complesso monumentale San Giorgio martire – Ave gratiā plena 4 km
Collegiata del Rosario 4.5 km
Comune di Casalnuovo di Napoli 4.5 km
Parco commerciale loc. Marziasepe(*) 5 km
Distretto sanitario 5 km
Basilica di Sant’Antonio 5 km
Clinica “Villa dei fiori” (pronto soccorso) 5.5 km
Parco produttivo Cantariello(**) 5-7 km
Cimitero
6 km
Zona commerciale San Salvatore 6 km
Stazione Eav Salice 7 km
Città di Acerra (castello baronale) e museo della maschera 7 km
Stazione Rfi Casoria-Afragola 7.5 km
Zone industriali Marcianise e Pascarola
 12-15 km
Area insediamenti commerciali Marcianise(***) 15 km
Parco archeologico di Suessola 16 km
Sorgente del Riullo 17 km
Cis di Nola 20 km
Interporto campano 20 km
Interporto sud Europa 20 km
Zona industriale Aversa nord 21 km
Parco commerciale Auchan Giugliano 22 km
Complesso basilicale paleocristiano di Cimitile 22 km
Reggia di Caserta 22 km
Parco regionale del Partenio
 dai 10 ai 70 km
* centri commerciali “Le porte di Napoli”, “Il golfo dei desideri”, “Maximall Afragola”, “Il Rubino”.
** Ikea, Leroy Merlin, Centro servizi alle imprese, Polizia stradale, centro di riabilitazione Aias.
*** centro commerciale “Campania”, La reggia designer outletPolo della qualità, centro orafo “Il Tarì”.