Firme per chiedere la chiusura della stazione di Afragola

Ad Afragola fa caldo, molto caldo. La stazione meteorologica più vicina (perlomeno dal punto di vista climatologico) è quella di Grazzanise, presso quell’aeroporto militare un tempo destinato a divenire per Napoli ciò che l’omologo impianto già dell’Aeronautica di Busto Arsizio è divenuto per Milano: qualche giorno fa ha registrato 55 gradi. L’umidità è dell’80%. Sarà per questo che la gente si sente male, in questo agosto in cui non solo la città non sembra affatto svuotatasi (e nelle ore della giornata in cui dovesse sembrare più tranquilla è semplicemente perché chi non lavora tende a riversarsi sui centri commerciali), ma che vede circolare perfino più veicoli del solito, dato che accanto a quelli locali spuntano come funghi autovetture con targhe d’oltralpe, foriere di ricongiungimenti di tante famiglie con i loro parenti emigrati soprattutto negli elvetici cantoni di Zurigo e del Ticino.
Da qualche settimana le solite zone della città sono anche state prese d’assalto da insetti di ogni genere e in particolar dalle zanzare tigre, che solo a luglio sembravano essere state debellate dalla campagna di disinfestazione.
E probabilmente gli afragolesi residenti da tanti anni in Svizzera saranno i più sorpresi dall’apprendere di un’iniziativa di democrazia diretta, se così può essere definita, che chiede di togliere qualcosa ai cittadini, anziché dare. Proprio loro, che nella terra di Heidi sono tanto abituati a sentir parlare di consultazioni referendarie, anche se, dato che la maggior parte di essi non è titolare di cittadinanza elvetica, non è chiamata a parteciparvi. Un passaparola iniziato non più tardi di lunedì 7 agosto vorrebbe infatti che un politicante locale, che non ha mai ricoperto incarichi istituzionali di rilievo ma è noto più che altro per il suo trasformismo, forse legato agli interessi di cui è manifestamente (e non illecitamente) portatore in campo socio-sanitario, stia raccogliendo firme per richiedere la chiusura della stazione opera di Zaha Hadid.
In particolare uno di noi è stato raggiunto dalla petizione direttamente a domicilio.

Se l’afragolese emigrato nella patria di Carlo Cattaneo sarà rimasto perplesso, immaginiamoci un elvetico vero e proprio. Ma se sono quelle sopra descritte le condizioni ambientali nelle quali è maturata la bizzarra idea, probabilmente anche chi è abituato alla neve delle Alpi – anzi forse a maggior ragione lui, che non sarà particolare propenso a soffrire il caldo umido – capirà che sono frutto di meri delirî estivi, non degni in quanto tali di grande considerazione.

Inutile ricordare che la stazione Av di Afragola da circa dieci anni opera come posto di movimento, tappa obbligata per potere fare arrivare i treni ad alta velocità nel nodo di Napoli (che non è raggiunto direttamente dalla linea ad alta capacità, che, come abbiamo già spiegato, non può arrivarvi per motivi tecnici). Quindi la sua chiusura significherebbe solo togliere un servizio al pubblico, quel pubblico che rappresenta almeno il 50% di coloro che sino a un paio di mesi fa usufruivano dei collegamenti tra il Nord e/o Roma e la stazione di Napoli centrale. E ovviamente implicherebbe l’interruzione della stagione di sviluppo che la stazione stessa ha inaugurato. Questo per la gioia di esponenti politici ben più importanti del summenzionato, residenti perlopiù in territori in cui la calura è controbilanciata dalla brezza marina e la cui capacità di intellegere non è dunque alterata dall’afa.

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